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Trento, 24 aprile 2013
Referendum, quorum al 30% e meno firme
Approvata la revisione dello Statuto. Corretto al ribasso il numero di sottoscrizioni per l’indizione: passa dal 5% al 3%
«La proposta di rendere la vita un po’ più facile ai cittadini che decidono di proporre un referendum
l’aveva avanzata un gruppetto di consiglieri, capitanato da Lucia Coppola …»

da l’Adige di mercoledì 24 aprile 2013

Raggiungere il quorum per rendere valido un referendum comunale d’ora in avanti a Trento sarà più facile. Ieri sera il consiglio comunale ha infatti approvato la modifica di Statuto e «Regolamento degli istituti di partecipazione popolare» abbassando dal 50% al 30% la soglia di affluenza alle urne necessaria per la validità del quesito proposto.

Sarà più facile che un referendum abbia successo ma sarà un po’ più difficile proporre la consultazione. Aumenta infatti il numero di firme necessarie, anche se alla fine non di molto. Ieri sera l’aula ha infatti concesso un notevole sconto rispetto a come era stata predisposta la delibera: basterà un numero di firme non più del 5% ma pari al 3% degli elettori iscritti nelle liste elettorali. In numeri assoluti, se si dovesse ragionare sull’anagrafe di oggi, si passa da circa 4.500 a 2.700 firme, cioè poco più delle 2.000 firme fissate finora dal regolamento.

Ieri sera a palazzo Thun la discussione si è incentrata perlopiù proprio su questo aspetto. La proposta di rendere la vita un po’ più facile ai cittadini che decidono di proporre un referendum l’aveva avanzata un gruppetto di consiglieri, capitanato da Lucia Coppola, che aveva sottoscritto un emendamento indicando nel 2% la percentuale di elettori di cui raccogliere la firma; una proposta avanzata anche in considerazione del fatto che a livello nazionale per indire un referendum le percentuali necessarie sono più o meno quelle.

Durante il dibattito sono arrivati segnali di apertura sia dal Pd che poi dal Pdl, che con Andrea Merler ha indicato nel 3% la possibile mediazione. Poi accettata da quasi tutti nonostante i mugugni provenienti dai banchi dell’Upt, che con il capogruppo Massimo Ducati ha fatto notare che il 5% era l’indicazione data dall’aula non più di quattro mesi fa.

Altra piccola novità riguarda il tempo che i promotori avranno a disposizione per raccogliere le firme, che sarà non più di 90 ma di 120 giorni. La delibera è passata alla prima votazione, nella quale era richiesta una maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti.

I voti a favore sono stati 34, i contrari 2 e gli astenuti 7. Le novità entreranno in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione sul bollettino comunale.

Certo non sono quanto si aspettava e aveva chiesto il Comitato Quorum Zero, che lo scorso anno aveva avviato l’iter di revisione presentando una proposta di delibera di iniziativa popolare incentrata sull’eliminazione della soglia per la validità del referendum, ma è comunque una novità che potrebbe rivitalizzare un istituto caduto da qualche anno in disuso.
Dunque le future consultazioni, sia comunali che indette da una singola circoscrizione, potranno raggiungere il quorum molto più facilmente e sarà più difficile farli fallire con li appelli al non voto, come avvenuto in passato. Finora a Trento da quando l’istituto referendario è stato inserito nello Statuto sono state effettuate solamente due consultazioni. Il 9 aprile del 2000 sulla richiesta dei Verdi di non trasformare l’aeroporto Caproni in scalo commerciale si erano espressi il 39,08% degli aventi diritto. Il 30 novembre del 2003 in occasione del referendum abrogativo del progetto di inceneritore dei rifiuti a Ischia Podetti aveva votato solo il 26,73%. Con le nuove regole insomma la prima consultazione sarebbe stata valida, la seconda no. Ma forse proprio la consapevolezza della maggiore facilità di successo del referendum avrebbe spinto più gente ad esprimersi.

 

      Lucia Coppola

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